
Predicare bene e razzolare male
- Pubblicato da Carrozziere Digitale
- Categoria Podcast Prima Stagione, Social
- Data Marzo 7, 2025
Oggi voglio affrontare un tema che, nel nostro settore come in tanti altri, è più diffuso di quanto si pensi: la discrepanza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Ma prima di iniziare, voglio chiarire una cosa: questa articolo non nasce per puntare il dito, ma per indurre all’autocritica. Non si tratta di una critica sterile, ma di una riflessione concreta, di quelle che fanno un po’ male ma che servono a crescere. Perché se vogliamo davvero migliorare questo mestiere, se vogliamo renderlo più attraente per le nuove generazioni, dobbiamo prima di tutto essere onesti con noi stessi.
È una dinamica che abbiamo visto tutti almeno una volta, e che spesso lascia dietro di sé una scia di diffidenza e disillusione. Perché la verità è questa: le parole possono abbellire la realtà, ma i fatti prima o poi vengono a galla.
È incredibile come nel nostro settore ci siano professionisti che non perdono occasione per parlare di “qualità”, “precisione”, “attenzione al cliente”, salvo poi comportarsi in modo diametralmente opposto.
C’è chi predica la puntualità e poi è il primo a non rispettare le consegne. C’è chi parla di aggiornamento continuo, ma in carrozzeria usa gli stessi metodi da vent’anni, senza mai mettere in discussione il proprio operato. C’è chi, sui social, pubblica solo foto perfette, lavorazioni impeccabili, dichiarando con orgoglio quanto ami il proprio mestiere, ma poi, nella realtà quotidiana, considera il proprio lavoro solo un mezzo per fare soldi, senza alcuna cura per il cliente o rispetto per il settore.
C’è un altro fenomeno che vediamo sempre più spesso, soprattutto sui social: tanti carrozzieri che postano foto solo quando lavorano su auto di lusso o rare. Solo quei lavori diventano degni di essere condivisi, come se tutte le altre riparazioni, meno visibili o più ordinarie, non meritassero attenzione. In fondo, è facile dare l’impressione di essere dei professionisti impeccabili quando si lavora su veicoli prestigiosi.
Ma la realtà è che non sono solo le auto di alta gamma a richiedere qualità, lo è ogni riparazione, ogni lavoro che esce dalla carrozzeria. Ed è qui che si vede davvero la differenza: il vero professionista è quello che dedica la stessa attenzione e cura a una city car come a una super car, e che non ha bisogno di ostentare il suo valore solo quando il cliente ha un portafoglio gonfio. L’autentico amore per il proprio lavoro non si misura dalla tipologia di auto che ripari, ma dalla passione e dall’impegno che metti in ogni singolo lavoro, a prescindere dalla marca o dal valore del veicolo.
Quante volte abbiamo visto post con la frase “amo il mio lavoro“, seguita dalla foto di una riparazione ben riuscita? Una dichiarazione che dovrebbe esprimere passione e dedizione, ma che spesso suona vuota, usata solo per vendersi meglio. Perché se davvero si amasse il proprio lavoro, si apprezzerebbe anche il lavoro degli altri. Si riconoscerebbe il merito di un collega per una lavorazione ben fatta, si condividerebbe un’idea utile, si loderebbe un’innovazione senza paura di concedere vantaggio a qualcuno. Invece, spesso l’atteggiamento è il contrario: il silenzio quando un altro fa qualcosa di buono, la critica sottile, il commento sarcastico per minimizzare il successo altrui. Perché? Perché molti vedono il riconoscere il valore di un altro come una sconfitta personale, come se ammettere che un collega è bravo potesse togliere qualcosa al proprio lavoro.
Questa incoerenza tra parole e azioni è ben raccontata in letteratura, e un esempio perfetto è Zeno Cosini, protagonista de La coscienza di Zeno di Italo Svevo. Zeno racconta a tutti – e prima di tutto a sé stesso – di voler smettere di fumare. Ne fa un obiettivo chiaro, lo proclama con convinzione, si ripromette di farlo… e poi trova sempre una scusa per rimandare. Non è tanto il fatto che non riesca a smettere, quanto l’autoinganno: raccontarsi una storia più bella di quella reale, cercando di apparire migliore agli occhi degli altri. È lo stesso meccanismo che vediamo in tanti ambiti lavorativi. Si pubblicano post per trasmettere un’immagine perfetta, si parla di qualità e passione, ma dietro le quinte si lavora con superficialità, si fanno scelte discutibili, si evita il confronto vero con il settore.
E allora viene da chiedersi: perché farlo? Perché impegnarsi tanto a costruire un’immagine che non regge alla prova dei fatti? La risposta è semplice: perché è più facile. È più facile raccontarsi in un certo modo che lavorare per esserlo davvero. È più semplice scrivere amo il mio lavoro sotto una foto ben riuscita, piuttosto che investire davvero nella crescita professionale, accettare critiche costruttive, mettersi in discussione.
Questo atteggiamento, nel lungo periodo, non paga. Non basta dire di essere professionali, bisogna esserlo davvero.
Non serve pubblicare post motivazionali se poi si lavora con superficialità. Non ha senso parlare di etica professionale se poi si cerca sempre la scorciatoia più conveniente. Perché alla fine, chi ci conosce davvero sa la verità. I colleghi lo sanno. I clienti lo capiscono. I fornitori lo notano. E quella patina di perfezione che si cerca di costruire online, nella vita reale si sgretola in fretta.
Quello che molti non capiscono è che la reputazione non si costruisce con le parole, ma con le azioni. Il rispetto non si ottiene con frasi ad effetto, ma con la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. E chi riesce a essere davvero coerente, chi lavora con trasparenza, chi è onesto prima di tutto con sé stesso, non ha bisogno di vendersi con frasi fatte. Perché il suo valore si vede, senza bisogno di proclami.
Con diversi anni di esperienza nel settore della carrozzeria ha affinato le competenze tecniche sul campo, per poi dedicarsi alla condivisione del sapere con colleghi e nuove generazioni di carrozzieri. Con uno stile pratico e coinvolgente, trasmette non solo nozioni, ma soprattutto visione, metodo e rispetto per un mestiere che richiede cura, precisione e continua evoluzione.
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